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Serie A: sponsorizzazioni di Casino solo in Asia dopo il Decreto Dignità

Marco Photo
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giocatori juventus sponsorizzano casino 10 bet

Il 15 luglio 2019 può essere inequivocabilmente considerato una data spartiacque tra il modo classico di fare sponsorizzazioni e quello etico. Con l’introduzione del Decreto Dignità, di cui sono ormai noti i contenuti e gli effetti sul Campionato di Calcio di Serie A, il mercato delle sponsorizzazioni viene stravolto.

Le stime parlano di 100 milioni di euro in meno che entreranno nelle casse dei Club.  In estrema sintesi non sono più ammessi sponsor di alcun tipo relativi ad aziende del settore del gaming o del betting. Ne sanno qualcosa Juve, Lazio, Roma e Bologna che, tuttavia, hanno già messo in campo nuove strategie di marketing per aggirare in maniera completamente legale il problema e garantirsi ugualmente introiti monetari.

Nuovi partner in Asia

È il caso del Bologna, ad esempio, che ha recentemente annunciato una nuova partnership regionale con l’asiatica Jbo, coinvolta nel settore del betting. L’accordo, di cui non sono noti i termini, frutterà al Club felsineo 500mila euro. Il club di scommesse asiatico punta ad accrescere la notorietà del proprio brand tramite questa partnership regionale che, contemporaneamente, garantisce al Bologna FC di incassare preziosi capitali per il proprio futuro.

Ne sanno qualcosa anche Lazio e Roma. La prima ha dovuto rinunciare ai 7 milioni annui derivanti dall’accordo stipulato in precedenza con Marathonbet. La seconda ha dovuto fare lo stesso privandosi dei 4,5 milioni annui di Betway e un possibile rinnovo fino a 6,5.

Maggiori info su Betway Italia

Tuttavia per i giallorossi il futuro prende il nome di Acwbet che è stata inserita tra i cosiddetti “Regional betting partner”, anche stavolta asiatici. Anche la Juventus fa parte di questa piccola rivoluzione. I bianconeri hanno scelto 10bet, il bookmaker maltese che opera non solo a Malta ma anche in Svezia e Irlanda.

Premier League e Liga: accordi e incassi faraonici

Se da un lato l’Italia del calcio si allontana dal giro di milioni derivanti da accordi di sponsorizzazioni con il betting, dall’altro si avvicina meglio alla tutela e alla prevenzione della ludopatia. Ma si allontana anche dai principali campionati europei come Premier League, Championship e Liga. L’Inghilterra, infatti, guida la classifica degli incassi tramite “betting sponsor”: sono ben 77 i milioni di euro che entrano nelle tasche delle squadre inglesi. In Premier League il 50% dei Club, soprattutto quelli di classifica medio bassa, ha uno sponsor legato al settore scommesse mentre in Championship si arriva a 17 squadre su 24.

Nessun divieto nemmeno nella massima serie spagnola dove il 20% delle squadre ha uno sponsor legato al betting. In Italia, prima del Decreto, in particolare al 31 dicembre 2018, erano 15 gli accordi commerciali siglati con agenzie di scommesse al 31 dicembre 2018.

Cosa succede al Betting e agli sponsor in UK

Intanto, se le squadre italiane si attrezzano con nuove strategie di marketing e sponsorizzazioni, oltremanica Paddy Power sceglie di continuare il legame calcistico e lo fa scegliendo in maniera del tutto legale un testimonial d’eccezione. Lui è “The Special One” Mourinho, da pochi mesi a spasso dopo essere stato licenziato dal Manchester United.

Lo spot 2019 della divisione Paddy Power Games gioca sull’idea di essere speciali tutti i giorni e Josè Mourinho ne dà una dimostrazione ai suoi fan con consigli che si dipanano in situazioni divertenti, a tratti irriverenti, della sua vita quotidiana. Da vedere, su Youtube.

Singolare invece l’ultima trovata di Paddy Power in casa dall’Huddersfield con l’iniziativa Save our shirt”. L’irriverente brand irlandese ha praticamente lanciato una campagna che punta a ridurre le sponsorizzazioni da parte delle aziende coinvolte nel mondo del betting, sostenendo che la maglia è qualcosa di sacro e va rispettata. Per questo il brand ha rinunciato al classico sponsor sul petto della maglia dell’Huddersfield Town e ha invitato gli altri brand a fare lo stesso.

In un caso, superare le normative nel rispetto della legge è possibile. Occorre conoscenza del settore, visione strategica e competenza nel campo del marketing e delle sponsorizzazioni. Dall’altro, invece, sembra che una strada etica sia già stata imboccata.

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