Normativa pubblicità gioco d’azzardo: Possibile revoca 2022

Normativa pubblicità gioco d’azzardo: Possibile revoca 2022

Esperta di Bingo, Lotto e Lotterie
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30 Marzo 2022
Possibile revoca del divieto pubblicità nei casino online

Da anni si dibatte sul tema della pubblicità del gioco d’azzardo e se ne auspica il divieto assoluto, in quanto tale tipo di pubblicità viene visto come strumento d’induzione al gioco d’azzardo, che può anche sfociare in una condizione patologica. Ma è veramente così che stanno le cose? In questi giorni si sta discutendo della possibile revoca del divieto della pubblicità nei casinò online. Cosa cambierà per i consumatori? Saranno meno protetti? Scopriamo insieme in questo articolo.

La pubblicità al gioco d’azzardo non deve avere lo scopo d’incoraggiare

A livello normativo si è avuto, al riguardo, un primo intervento nel 2014 da parte della Commissione Europea, con la Raccomandazione n. 2014/478/UE del 14 luglio del 2014, la quale, nell’ambito delle misure volte a tutelare i consumatori, ha introdotto una serie di principi indirizzati agli Stati membri affinché intervenissero al fine di non incentivare il ricorso al gioco d’azzardo.

Tra questi vi era il principio per cui la pubblicità non deve avere lo scopo d’incoraggiare la propensione al gioco. Ragion per cui, i messaggi pubblicitari relativi al gioco d’azzardo non devono essere troppo attraenti e non devono contenere informazioni fuorvianti, quali quella di presentare il gioco d’azzardo come un modo per risolvere i propri problemi finanziari. La legge italiana si è uniformata, per la prima volta, a questo solco tracciato dalla normativa europea, con il decreto legge 158 del 2012, convertito nella legge 189/2012, il cosiddetto decreto Balduzzi, che prevede, all’art.7 comma 4, “il divieto di messaggi pubblicitari relativi al gioco con vincite in denaro nel corso di trasmissioni televisive o radiofoniche e di rappresentazioni teatrali o cinematografiche non vietate ai minori, ma anche su riviste, giornali, pubblicazioni, nonché via internet nei quali si evidenzi: incitamento al gioco o esaltazione della sua pratica, o presenza di minori, o assenza di formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica del gioco, nonché dell’indicazione della possibilità di consultazione di note informative sulle probabilità di vincite pubblicate su siti istituzionali (…)”.

Per i trasgressori di tale normativa era prevista una sanzione pecuniaria da 100.000 a 500.000 euro, come previsto dalla circolare applicativa dell’ADM (ex AAMS) del 2012. Inoltre, devono essere indicati, pena una sanzione di 50.000 euro per i trasgressori, avvertimenti relativi al rischio di dipendenza da gioco con vincite in denaro su schedine e tagliandi di gioco, su apparecchi di gioco, nei c.d. video lottery terminal, nella sale da gioco e scommesse e nei siti internet che offrono tali tipologie di gioco. Nel 2016 vengono introdotte ulteriori limitazioni alla pubblicità dei giochi con vincite in denaro con la legge di stabilità per il 2016, la legge n.208 del 2015, la quale prevedeva, in particolare, il divieto di pubblicità di giochi con vincite in danaro nelle trasmissioni televisive e radiofoniche “generalista”, cioè rivolte a un pubblico molto ampio, mentre tale divieto non si applicava alle tv a pagamento. Infine, con il decreto legge 87 del 2018, c.d. Decreto Dignità, poi convertito nella legge 96 del 2018, è stato sancito il divieto assoluto di pubblicità di giochi e scommesse, anche indiretta, con qualsiasi mezzo, comprese le manifestazioni sportive, artistiche o letterarie, con alcune eccezioni riguardanti, tra le altre, le informazioni relative alle caratteristiche del gioco offerto.

Le conseguenze temute del decreto dignità

Si parla, nella segnalazione di AGCOM, anche di quelle che sono le conseguenze dei divieti imposti dal Decreto Dignità. In particolare si fa riferimento alla preclusione di accesso al mercato del gaming online in Italia di nuove realtà di questo ambito, “che non potrebbero in alcun modo competere con i marchi già noti, ancorché legittimati ad operare sul mercato sulla base del titolo concessorio conseguito”.

Un altro impatto negativo dato dal Decreto Dignità è quello legato alla pubblicità che non può essere fatta su tutti i canali, in particolare quelli tradizionali, ovvero radio e TV. In tal senso, “Confindustria radio tv ha stimato che l’introduzione del divieto comporta a carico dei broadcasters una perdita – in termini di ricavi pubblicitari – di circa sessanta milioni di euro”. Una perdita clamorosa per un settore che, dal punto di vista pubblicitario, era dato in forte crescita. 

Cosa cambierà nella normativa alla pubblicità del gioco d’azzardo – Situazione oggi

Ad oggi, vige, come detto, il divieto assoluto di pubblicità di cui al decreto Dignità del 2018. É stato, tuttavia, convocato dal sottosegretario allo sport, Valentina Vezzali, il tavolo tecnico istituzionale del mondo dello sport per giorno 29 marzo alle 15, nel corso del quale si è discusso, tra l’altro, proprio di scommesse e del divieto di pubblicità. Una nuova riunione è stata prevista tra quindici giorni. Vedremo cosa si deciderà su questo tema molto dibattuto, sia in politica che nell’ambito della ricerca scientifica. Infatti, si sostiene l’utilità di studiare le fragilità di tali soggetti e far intraprendere loro un percorso clinico che li porti alla guarigione.

Regole da rispettare oggi

Il documento di AGCOM traccia delle linee guida per stabilire un solco tra informazione e pubblicità. In particolare sono ammessi:

  • Le insegne di esercizio o domini di siti online
  • Le comunicazioni di mero carattere informativo fornite dagli operatori di gioco legale limitate alle sole caratteristiche dei vari prodotti e servizi di gioco offerto (ad esempio le quote, il jackpot, le probabilità di vincita)
  • I servizi gratuiti di indicizzazione mediante algoritmo forniti direttamente dai motori di ricerca o da marketplace come Apple Store, ma soltanto dopo che l’utente ha già inserito la specifica ricerca relativa al gioco a pagamento (ad esempio “slot machine”) nel motore di ricerca o nel marketplace.

L’AGCOM chiarisce che le uniche comunicazioni che i vari operatori del settore possono fare sono quelle che mantengano un’esclusiva finalità descrittiva, informativa e identificativa dell’offerta di gioco legale, funzionale a consentire una scelta di gioco consapevole. Leggi anche il nostro articolo sul divieto di pubblicità in Europa.

Nuova normativa alla pubblicità del gioco d’azzardo che tuteli il consumatore

Con questa nuova proposta di legge, ci stiamo spingendo verso un marketing responsabile dove certamente gli spot non devono essere assillanti e devono contenere le dovute raccomandazioni. Interessante il parere espresso dal Presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, il quale proprio nei giorni scorsi auspicava l’eliminazione del divieto imposto dal d.l. 87/2018, ritenuto “un atto d’ipocrisia, visto che proprio dalle scommesse arriva una raccolta significativa”. Sulla stessa linea di pensiero si trova anche il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, il quale ha sottolineato che, spesso, giocando contro squadre straniere, queste ultime sponsorizzano proprio società di betting (qui le statistiche dei casinò più seguiti nei social – dati ufficiali nel mondo del gambling), e sottolinea quanto sia penalizzante non poterlo fare in Italia. Allo stesso modo la pensa il sottosegretario allo sport, Valentina Vezzali. D’altronde in un mercato libero, un operatore che agisce in modo legittimo deve avere gli stessi diritti e doveri degli altri operatori, e se lo Stato stesso riconosce un mercato delle scommesse, è giusto che questo possa operare come tutti gli altri. Proprio grazie alla pubblicità l’utente finale può comprendere chi siano i casino online AAMS e il loro modo di operare legalmente nel mercato italiano.

Relazione tra divieto pubblicità nei casinò e dipendenza dal gioco

Sono anche state condotte delle ricerche al riguardo, seppur non tantissime, per capire che tipo di relazione intercorra tra la pubblicità del gioco d’azzardo e la dipendenza patologica da questo tipo di gioco, ed esse contrastano in taluni casi. C’è, ad esempio, chi sostiene che la pubblicità abbia un impatto determinante in tal senso, come Grant e Kim, i quali a seguito di una ricerca condotta nel 2001, hanno evidenziato come metà del loro campione di giocatori d’azzardo problematici affermasse come la pubblicità abbia costituito un input importante nella loro volontà d’iniziare a giocare d’azzardo. Altri, come Binde, affermano che la pubblicità abbia un ruolo marginale sui problemi dei giocatori d’azzardo patologici. A seguito, infatti, di due ricerche effettuate da quest’ultimo, una nel 2009 l’altra nel 2014, è emerso come la pubblicità rivesta un ruolo determinante su chi abbia già sviluppato una condizione patologica, nel senso d’indurlo a non smettere di giocare compulsivamente, mentre rivesta un ruolo marginale su chi inizi a giocare e poi sviluppare un problema.

Conclusioni sulla normativa alla pubblicità del gioco d’azzardo

La pubblicità effettuata in modo consapevole e in forma di tutela del consumatore finale potrebbe essere la soluzione definitiva. Ad esempio sono molto belli gli spot sul tema del gioco responsabile pubblicati in lingua inglese da Pokerstars Casino (qui trovi la nostra recensione alla piattaforma di gioco italiana). Certamente approfondire questo tipo di ricerche potrebbe aiutare a capire meglio se la pubblicità del gioco d’azzardo rivesta effettivamente un ruolo importante nello sviluppo di patologie oppure no. Sembra, a ogni modo, che non vi siano dubbi sul fatto che una correlazione tra i due fattori (pubblicità e gioco d’azzardo) esista, ma bisogna capire quanto essa sia forte e pericolosa.

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